La difficoltà di giudicare

La difficoltà di giudicare

Non tutti gli ospedali, i reparti e persino i singoli medici sono uguali quando si tratta di curare efficacemente: in alcuni casi la differenza tra un luogo e l'altro, in termini di accuratezza della diagnosi e di miglioramento della prognosi, non è tale da giustificare lo spostamento ma in altri può influenzare la vita di una persona. Lo dimostrano molti studi scientifici condotti negli ultimi vent'anni da epidemiologi ed economisti sanitari.

In Italia gli strumenti a disposizione del cittadino comune per capire dove è meglio andare a curarsi sono ancora pochi.

Altri Paesi, come la Gran Bretagna, mettono da anni a disposizione dei pazienti siti internet ed elenchi sempre più sofisticati per orientare le decisioni, specie in caso di malattie complesse come i tumori. È proprio grazie a queste esperienze pionieristiche che conosciamo gli elementi importanti per valutare l'efficienza di un centro di cura.

I principali sono:

  • il numero di casi trattati
  • la durata delle liste d'attesa
  • i tassi di mortalità associati alle principali procedure, specie quelle chirurgiche
  • i tassi di infezione ospedaliera (purtroppo un evento sempre più diffuso a causa della crescente presenza, nei nostri ospedali, di ceppi di batteri resistenti agli antibiotici)
  • la disponibilità di attrezzature e strutture per le terapie post-chirurgiche (radioterapia, fisioterapia, terapia del dolore ecc.)
  • alcuni parametri legati al servizio alberghiero e alla valutazione soggettiva fornita dai pazienti.

Libertà senza informazioni

Il Sistema sanitario italiano ha riconosciuto l'importanza della libera scelta del paziente e consente al malato di recarsi nell'ospedale che preferisce, con l'eccezione dei casi di urgenza, in cui si predilige la vicinanza e la disponibilità di attrezzature e letti per affrontare le emergenze. D'altro canto non è affatto semplice reperire da fonte sicura le informazioni necessarie per scegliere con consapevolezza. E anche quando si hanno i dati a disposizione, bisogna saperli interpretare. L'AGENAS (l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) raccoglie i risultati di tutti i poli ospedalieri d'Italia e li rende disponibili sul suo sito, ma suggerisce ai cittadini di consultarli con l'aiuto del proprio medico curante, per evitare errori.

Un esempio per tutti: se in un reparto ospedaliero la mortalità è più alta che in un altro, le ragioni possono essere due. Può darsi che curino meno bene la patologia in questione o, viceversa, che siano talmente bravi da raccogliere tutti i casi più difficili, quelli che altri non vogliono più curare. Per questo è necessario "pesare" il risultato.

Al momento attuale l'unico parametro facilmente reperibile e comprensibile a un non medico è il numero di casi visti per ciascuna patologia. E questo vale soprattutto in oncologia. Facciamo l'esempio del tumore al seno: le cure possono cambiare drasticamente in base al tipo di recettori presenti sulla cellula maligna o alle caratteristiche genetiche del cancro. Solo in un centro in cui sono curati molti tumori al seno saranno disponibili l'esperienza e l'organizzazione necessarie a trattare al meglio ciascun sottotipo della stessa malattia.

Altri parametri che, secondo le istituzioni internazionali, possono essere utili per decidere, riguardano le dotazioni tecnologiche. È più efficace curarsi in un centro in cui si può fare sia la chemioterapia sia la radioterapia, piuttosto che viaggiare tra due centri diversi, perché migliore sarà anche la comunicazione tra i medici. Spostarsi, quindi, può avere un senso, ma solo se si va verso una struttura più grande e, soprattutto, più specializzata.

  • Non tutti gli ospedali, i reparti e persino i singoli medici sono uguali quando si tratta di curare efficacemente: in alcuni casi la differenza tra un luogo e l'altro, in termini di accuratezza...

  • I malati di cancro trattati in centri dove si fa anche ricerca hanno in genere una prognosi migliore di quella dei pazienti curati...

  • Nate negli Stati Uniti ormai più di venti anni fa, le cosiddette "breast units", letteralmente unità della mammella, sono oggi una realtà consolidata anche nel nostro Paese...

  • Fondamentale speciale azalea

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