Genitori oltre il cancro

Preservare la fertilità nell’uomo

Se un uomo giovane (e ancora più un ragazzo) si ammala di cancro, non sempre il suo primo pensiero va alla possibilità di avere figli. Tuttavia, una volta intrapreso il percorso di cura, l’idea di mettere a repentaglio la propria possibilità di procreare si fa spesso strada. Quel che gli esperti segnalano, però, è la necessità di prendere in considerazione gli eventuali effetti delle cure sulla fertilità fin dalla diagnosi, perché dopo potrebbe essere troppo tardi. È fondamentale, in questo campo, la preparazione dell’oncologo e la multidisciplinarietà del centro al quale ci si rivolge: spesso sono proprio i medici a porre con delicatezza la questione sul tavolo, ma lo fanno solo se a loro volta sono consapevoli dell’urgenza del problema e se hanno a disposizione strutture adatte a intervenire.

La crioconservazione del seme

L’azione da intraprendere, prima di incominciare una chemioterapia, consiste nel raccogliere il maggior numero possibile di campioni di sperma da conservare in apposite banche del seme. Rispetto alle donne, che per produrre ovuli devono essere sottoposte a stimolazioni ormonali e a un prelievo in anestesia locale, la raccolta dei gameti maschili (gli spermatozoi) è piuttosto semplice e non richiede alcun tipo di stimolazione ormonale, ma è necessario attendere almeno 48 ore tra un campione e l’altro (cioè raccogliere a partire dal terzo giorno successivo) per consentire ai testicoli di produrre una quantità sufficiente di spermatozoi. Campioni con una conta spermatica bassa (cioè contenenti pochi spermatozoi) non sono utili per la fecondazione assistita. Una volta terminata la cura contro il cancro (o anche durante le cure stesse, se la coppia se la sente), l’uomo può ricorrere al seme conservato per tentare, con la propria compagna, un percorso di fecondazione assistita.

Precauzioni e tempistiche

La raccolta del campione avviene, per ragioni legali, presso le banche del seme autorizzate. Se il paziente oncologico deve essere sottoposto con urgenza a chemioterapia o interventi chirurgici, ha la precedenza su tutti gli altri utenti e, talvolta, si raccolgono campioni anche in condizioni non ottimali (per esempio non rispettando i 3-5 giorni di astinenza sessuale che sarebbero indicati prima del prelievo). È importante ricordare che si può conservare il proprio seme anche in caso di tumore testicolare, perché raramente questa malattia interessa la linea germinale (cioè le cellule riproduttive). Il campione conservato può essere ritirato solo dall’uomo che lo ha depositato. La partner non ha alcun diritto su questo materiale biologico e la legge italiana consente la fecondazione assistita solo tra due partner viventi.

Anche lui deve aspettare

La chemioterapia può danneggiare il DNA contenuto negli spermatozoi. Per questa ragione gli esperti consigliano agli uomini sottoposti a chemio di attendere dai 2 ai 5 anni prima di concepire un figlio. Ma la probabilità che il patrimonio genetico sia danneggiato è bassissima, in base agli studi retrospettivi disponibili, alcuni dei quali condotti sul finire degli anni Novanta, quindi con chemioterapie anche più tossiche di quelle attuali. Se la partner di un uomo sottoposto a chemio rimane incinta accidentalmente, in genere i medici suggeriscono di proseguire tranquillamente la gravidanza, sottoponendo il feto a controlli morfologici tramite ecografia: in questo modo si possono verificare precocemente eventuali problemi, che comunque non sono frequenti.

Nel caso di una gravidanza cercata e non accidentale, si applica in genere il principio di precauzione: sebbene sia molto raro che uno spermatozoo danneggiato sia anche fertile, questo può accadere e quindi è consigliabile evitare la gravidanza tramite l’uso di un contraccettivo per almeno un anno dopo la cura. Questo dicono le linee guida statunitensi, ma altri medici spingono il periodo di sicurezza fino a due anni. L’incertezza si ritrova anche in studi di andrologia che stimano che in un anno venga eiaculato tutto lo sperma che è stato eventualmente esposto ai chemioterapici, ma indicano anche che tale periodo di tempo può essere più breve o più lungo in relazione a fattori individuali come la frequenza dei rapporti sessuali, delle eiaculazioni e del volume dell’eiaculato. Si tratta quindi di valutare insieme al proprio medico quale potrebbe essere il periodo di attesa più adatto alla propria situazione personale. In linea generale, quindi, se ci sono ragioni obiettive per accelerare i tempi (per esempio perché la donna non è più tanto giovane), è utile rivolgersi a un esperto di fertilità che può eseguire diversi esami di controllo (tra i quali quello per la vitalità e la motilità degli spermatozoi, indice indiretto degli effetti del farmaco sulle gonadi maschili) e suggerire una strategia ragionevole che combini prudenza e necessità di vita.

Bambini e adolescenti

Quando il tumore colpisce i più piccoli, i genitori e i medici devono prendere decisioni al loro posto. E preservare la loro fertilità può essere una di queste.

Se fino a qualche anno fa non vi erano possibilità in età prepuberale, oggi lo sviluppo delle tecniche di fecondazione assistita consente, in alcuni casi, di utilizzare anche gameti immaturi, cioè ovuli e cellule spermatiche non ancora giunti alla totale maturazione per mancanza dello stimolo ormonale. Per fare ciò si prelevano nelle ragazze frammenti di tessuto ovarico e nei maschietti cellule spermatiche immature, direttamente dai tessuti testicolari.

Le testimonianze raccolte dagli adolescenti sottoposti a questi trattamenti dimostrano che, anche quando la vita di coppia e i figli non appartengono ancora al loro orizzonte mentale, l’idea che i genitori e i medici abbiamo tanta fiducia nella loro probabilità di guarigione da preservare la loro possibilità di generare ha un forte valore simbolico e psicologico.

  • Un tempo il cancro e la chemioterapia cancellavano la possibilità di avere dei figli, oggi grazie ai progressi della ricerca non è sempre così.

  • La scienza progredisce anche nel campo della prevenzione: le armi per la diagnosi precoce cambiano e si affinano col tempo.

  • Donna e uomo, anche se colpiti dalla stessa malattia, rispondono in maniera differente alle cure. Studiare la diversità migliora le terapie.

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